Il primo concerto per trombone e orchestra dell’era romantica ed altre perle rare del repertorio ottocentesco per trombone solista.
Premessa
I virtuosi del trombone romantico in Germania: dal Gewandhaus di Lipsia alla ribalta internazionale.
In un contesto storico musicale come quello della città di Lipsia e della grande tradizione del Gewandhaus, tempio indiscusso della musica colta tedesca, trae origine una nuova generazione di solisti.
Si tratta di virtuosi del trombone, uno strumento che fin dalle sue origini tardo medievali, ebbe spazio in ogni genere musicale.
I suoi fasti furono celebrati soprattutto nella musica barocca, in ambito sacro, fino a tutto il 18° secolo, dove ricoprì ruoli solistici notevoli soprattutto nell’Impero asburgico, in particolare a Vienna e a Salisburgo.
Ma è nel secolo romantico che nasce una vera e propria leggenda del trombone come strumento solista, capace di affascinare il pubblico e la critica al pari degli strumenti dominanti come il violino, il pianoforte, il violoncello o il flauto.
In Germania, grazie alla maestria dei grandi virtuosi, il trombone (in tedesco: posaune) ha conquistato la ribalta, con composizioni originali, pensate appositamente per lo strumento oppure mediante trascrizioni tratte da opere celebri. Tali opere venivano composte spesso dagli stessi strumentisti, esattamente come facevano Paganini, Chopin, Liszt per il violino o il pianoforte. Ne è testimonianza un articolo pubblicato nel 1819 dal Wiener allgemeine musichaliske Zeitung intitolato “Die Posaune in der Mode” (“Il trombone alla moda”).
Friedrich August Belcke (1795-1874), membro del Gewandhaus dal 1815, è passato alla storia come il primo virtuoso del trombone in Germania, con la sua carriera trentennale come solista.
Viaggiò in tutto il suo paese e fu invitato anche da Carl Maria Von Weber a Dresda. poi si recò a Berlino richiesto dal re di Prussia Federico Guglielmo III.
Alle tounée in Germania si aggiunsero anche apparizioni in Danimarca, Svezia, Olanda, Austria e Francia.
Karl Traugott Queisser (1800-1846), militò nel Gewandhaus a partire dal 1822, suonando anche il violino e la viola.
Strinse amicizia con Mendelssohn e con il violinista Ferdinand David. Quest’ultimo scrisse per lui “Concertino” op.4 che Mendelssohn diresse alla sua prima esecuzione.
Questo lavoro, certamente il più conosciuto di questo periodo, ancora oggi costituisce un caposaldo della letteratura solistica per trombone.
Queisser comparve in pubblico insieme a pianisti famosi come Franz Liszt e Clara Schumann; ovunque sempre acclamato. La sua popolarità, nonostante la sua breve vita, durò a lungo.
La critica lo chiamava “il Paganini” del trombone. Robert Schumann addirittura lo definì “Il Dio del trombone” (“Posaunengott”).
Infine Joseph Serafin Alschausky (1879-1948). Egli incarna il fulgido virtuoso itinerante, l’eclettico trombonista solista e compositore, la stella di prima grandezza, l’artista assoluto.
Fu sempre accolto da straordinari consensi del pubblico e della critica.
Dopo gli enormi successi riscossi in Europa, raggiunse il Nord America, dove rimase fino alla sua morte.
Accanto alla leggenda degli artisti menzionati va adeguatamente sottolineata l’importanza che ebbero i costruttori di tromboni all’epoca: da Dresda a Lipsia e – soprattutto – nella regione del Vogtland.
Abili artigiani, meticolosi e creativi, determinarono lo sviluppo tecnico ed estetico dello strumento con risultati mai prima raggiunti: la cosiddetta “bassposaune”, non un trombone basso come lo intendiamo oggi ma uno strumento alquanto versatile. Capace di spaziare su quattro ottave, con una duttilità e qualità sonora notevole, tuttora insuperata.
Legami profondi con la tradizione italiana del belcanto.
Lo stile “belcantistico” domina questo repertorio solistico. Un virtuosismo di marca canora, fatto di purezza del suono e di ampi fraseggi. Questa la cifra dominante nella prassi interpretativa. Arie famose del repertorio operistico venivano eseguite integralmente o arrangiate in grandi fantasie o potpourri. Venivano concepiti concerti su temi operistici come ad esempio quello di Ernst Sachse (1810-1870) con i temi della Norma di Bellini.
Tale tradizione è stata perpetrata dalle bande musicali nell’Italia del sud laddove nel secolo scorso venivano persino eseguite intere opere: i protagonisti erano sostituiti da cornette, flicorni e tromboni nelle parti solistiche. Il successo era garantito. Non si ha motivo di dubitare che la cultura degli ottoni, divenuti così popolari provenga dal Nord Europa. Cause più probabili: movimenti politici ed economici, rivoluzioni ed unificazioni, commerci e sviluppo industriale, imperialismo.
Un repertorio raro ed in parte caduto nell’oblio: il primo concerto solistico per trombone e orchestra del periodo romantico.
E’ stato scritto dal compositore Carl Heinrich Meyer sotto forma di un poutpourri (1815) e successivamente pubblicato come Concertino pour le Trombone de Basse avec Orchestre da C.F. Peters zu Leipzig (1821).
Fu poi rinominato Konzertino mit variationen in edizioni successive.
Fu eseguito per la prima volta da Belcke nel 1815 al Gewandhaus di Lipsia; con questa esibizione Belcke divenne probabilmente il primo trombonista solista ad essere ascoltato in una sala da concerto tedesca.
Ristampato nel 1933 fu poi ritrovato nel 1993.
Non si ha notizia a tutt’oggi di esecuzioni in tempi moderni della versione originale per trombone e orchestra.
Un articolo dell’Allgemein musikalischen Zeitung sottolinea la perfezione tecnica e la cantabilità dell’esecuzione di questo lavoro da parte di Belcke.
Divenuto parte del repertorio abituale per trombone e orchestra, fu più volte eseguito anche da Queisser fino al 1843 in alternanza al già citato Concertino op.4 di David, anche sotto la direzione di Mendelssohn, con ulteriori, lusinghiere critiche da parte di Allgemein musikalischen Zeitung.
Altrettanto importanti e piuttosto affascinanti le rare composizioni dell’eclettico e scintillante Alschausky.
Queste appaiono particolarmente fresche e brillanti, dense di significato grazie anche ai loro nomi evocativi.
Si tratta di brani virtuosistici, ma anche intensamente espressivi.
Di Alschausky si diceva che avesse sottratto lo strumento alla severa immagine biblica del Giudizio Universale, tanto cara ai classici trasformandolo in “tenero narratore delle passioni umane e dell’amore”.
Tra le sue composizioni spiccano certamente le sue Arie di valzer (Walzer-Arie), in particolare il Walzer-Arie n°6 “Uno Gioiello” (Detto Italienischer Walzer, perché dedicato all’Italia).
Dopo un concerto ad Amburgo, l’Hamburger Fremdenblatt ebbe a dichiarare:
“La sorpresa di ieri è stata l’apparizione dell’ammirevole virtuoso del trombone, il signor S. Alschausky da Berlino. Si potrebbe dire che l’eminente reputazione che precede questo straordinario artista sia addirittura superata dalla sua apparizione. Il signor Alschausky evita di emettere strepiti con il suo strumento, ma è una voce umana, concuore e anima, che riesce a trarre dal metallo inerte.
“Il timbro è nobile, pieno e rotondo, senza asprezze nei passaggi del forte e con la morbidezza da corno francese sia nel piano che nel forte. L’artista padroneggia con altrettanta facilità le note più acute e le note gravi più sonore, e non presenta alcuna dif icoltà tecnica. L’esecuzione è di una profondità espressiva (o emotiva n.d.r.) straordinaria; nasce dal cuore nel senso migliore del termine e arriva dritta al cuore”.
Fonti:
Rolf Handrow: Berühmte posaunen virtuosen – IPV Trombone Collection 2015
Armin Rosin: articoli vari – LP Colosseum Schallplatten